I ragazzi e le ragazze della IV A del Liceo Scientifico, che hanno preso parte al TRENO DELLA MEMORIA 2016,  ci hanno commosso ed emozionato con la narrazione del loro viaggio ai campi di Auschwitz-Birkenau.


Dal  “DIARIO DI VIAGGIO”   degli studenti e studentesse della IV A

28 febbraio 2016
Questo giorno rappresenta l’inizio di un viaggio la cui meta è la conoscenza di noi stessi. Attraverso questo percorso acquisiremo la consapevolezza di chi non vogliamo essere e, soprattutto, di chi siamo tenuti ad essere.

29 febbraio 2016
Ebrei senza nome e identità, numeri che, oggi, acquistano per noi un volto

01 marzo 2016
Mi chiedo chi di voi sia morto qui, impiccato a questo palo di ferro arrugginito, chi legato per le mani a quella trave di legno bagnata dalla pioggia, chi soffocato in piccoli cunicoli, nel terrore e nella fame, chi ucciso da quello che doveva essere una banale doccia, chi condannato ad udire l’ultimo, inesorabile sordo scoppio della canna di una pistola. E chi, invece, scelto, scelto di essere  libero, di restare umano, fino alla fine, aggrappandosi all’ultimo barlume di speranza: un sottile filo di ferro.

02 marzo 2016
Oggi siamo ripassati su quello stesso fango, su quegli stessi sassi, su quello stesso prato, su cui milioni di uomini, donne e bambini hanno camminato, sofferto, faticato e visto la morte. Abbiamo lasciato le nostre impronte su quelle dei  luridi zoccoli indossati dai prigionieri. Eppure, alla fine, sono loro ad aver lasciato in noi l’orma più profonda, sono loro ad aver segnato in modo indelebile la nostra esistenza.

03 marzo 2016
Ad Auschwitz ci è stato chiesto di scegliere un nome, un solo volto, tra mille altri, e custodirlo nel nostro cuore. È stato un po’ come scegliere tra chi poteva avere un’altra possibilità di vivere, anche se solo attraverso un ricordo e chi, invece, sarebbe dovuto rimanere lì, sepolto, per chissà quanto altro tempo, nell’obblio e nell’indifferenza delle menti. Eppure, ogni nostra scelta, ogni uomo, donna o bambino scelto tra mille altri, semplicemente per un nome, per un dettaglio, per uno sguardo, è un ebreo in più, uno tra quei quattro milioni salvato dalle “macerie umane”. Da oggi in pio, ognuno di noi sentirà dentro di sé il peso di milioni di vite consumate. Ognuno di noi, da oggi, dovrà portare, sorreggere il pesante fardello di milioni di storie che devono essere ricordate. Da oggi in poi la nostra vita dovrà essere testimonianza vera, coerente e attiva dell’esperienza vissuta, perché mai più l’uomo commetta simili azioni.

04 marzo 2016
Tutti noi siamo in quella stessa zona grigia in cui si trovarono Tedeschi e Italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. Siamo in quella stessa zona grigia ogni qualvolta restiamo indifferenti alla vista di centinaia di profughi in balia di un destino incerto. Siamo in quella stessa zona grigia quando lasciamo che le colpe delle nostre mancanze ricadano su poveri uomini, che non hanno più una casa e non hanno più una vita. Siamo in quella stessa zona grigia ogni qualvolta lasciamo che nuovi muri vengano eretti piuttosto che abbattuti. Siamo nella zona grigia ogni volta che restiamo seduti comodamente al calduccio, sui divani di casa nostra, a fissare con freddezza e impassibilità, ormai abituale, il bambino che non è riuscito ad approdare sulla spiaggia su cui ora è disteso, cullato dalle onde.

05 marzo 2016
Auschwitz è la dimostrazione di quanto l’uomo possa essere crudele, di quanti uomini possano cadere vittima di una terribile e mostruosa ideologia, dell’odio, del pregiudizio della discriminazione, di quante esistenze, piene di speranze e desideri, possano essere spezzate con crudeltà e disumana indifferenza. In un mondo in cui gli uomini lottano giorno per giorno per affermare i propri diritti e difendere la propria dignità, in una società che da anni si definisce moderna ed emancipata, c’è ancora gente disposta ad accanirsi contro il diverso e a sostenere ideologie di morte. Altri, invece, sono riusciti a trovare un valido insegnamento dalla storia.

06 marzo 2016
Qual è il compito che ci è stato affidato? Qual è il dovere che tutti noi che abbiamo “visto” abbiamo nei confronti di milioni di uomini, donne e bambini che qui sono stati violentemente annientati? Cosa possiamo fare noi, oggi, dopo più di settanta anni, per loro? Possiamo e dobbiamo ricordali: dobbiamo testimoniare l’indicibile orrore umano, raccontare la crudeltà. Dobbiamo rompere quel silenzio che ha caratterizzato un mondo indifferente, impaurito e vigliacco e dar voce ai volti di coloro sono stati eliminati.