20 dicembre 1856 – 20 dicembre 2006: 150° Anniversario della fucilazione di Francesco Bentivegna, eroe del Risorgimento

02 Dicembre 2006 –  Auditorium della scuola: presentazione della biografia su “Francesco Betivegna” dello storico Giuseppe Oddo


Il 20 dicembre 1856 nella piazza di Mezzojuso il giovane corleonese Francesco Bentivegna, animatore dei moti siciliani dal 1848 fino al 1856, viene fucilato dai Borboni, dopo un sommario e frettoloso processo durante il quale non rivela il nome dei suoi compagni. “Se vi è lecito di togliervi la vita, lasciatemi l’onore. Non sperate giammai che io scenda nella tomba contaminato, ed imparate come si muore per una causa patriottica e santa”.
A questa “causa patriottica e santa” Francesco Bentivegna dedica la sua giovane vita.
Nasce il 4 marzo 1820, da una nota e benestante famiglia del paese: è figlio di don Gilberto e della nobildonna Maria Teresa De Cordova, dei Marchesi della Giostra. Agli agi e alle comodità della sua condizione preferisce l’impegno e la passione patriottica. Alla vita ecclesiastica, alla quale, secondo la tradizione familiare, vuole avviarlo la madre, preferisce gli studi. La sua formazione culturale è umanistica e lo studio letterario affina la naturale sensibilità verso la sua gente.
“Barone popolare”: così, il lo storico Oddo, autore di una affascinante biografia di prossima pubblicazione su Francesco ed i suoi fratelli, ce lo presenta per sottolinearne la nobiltà legata non al blasone ma alla generosità d’animo e la sincera attenzione al suo popolo, per il quale sogna un futuro di libertà.
Il pensiero politico di Francesco non si inquadra entro schemi rigidi in quanto riesce ad accogliere e a mediare le idee più nuove del tempo. Oddo conia l’espressione di cattocomunista» per indicare l’adesione alle idee socialiste, al solidarismo cristiano e al repubblicanesimo.
La Sicilia, libera dal gioco borbonico, deve, per lui, far parte di un’Italia, una, unita e repubblicana, secondo l’ideale mazziniano. E Mazzini sostiene di averlo avuto tra gli iscritti alla “Giovane Italia”.
Francesco Bentivegna è, anche, un coraggioso uomo d’azione: partecipa ai moti rivoluzionari del ’48 a Palermo e viene nominato dal governo provvisorio maggiore dell’esercito nazionale. Accetta la carica, ma rifiuta lo stipendio. Lo incontriamo nuovamente come protagonista durante i moti di Palermo del 27 gennaio 1850. Per più di due anni vive da profugo, visitando città e paesi con l’intento di organizzare moti rivoluzionari. Il 25 febbraio 1853 viene arrestato una prima volta nel quartiere dell’Albergheria a Palermo, rimanendo in carcere fino al 25 luglio 1856. Riprende l’attività rivoluzionaria, viene arrestato il 2 dicembre 1856 e viene fucilato il 20 dicembre.
A 150 anni da questo episodio, la comunità corleonese e la scuola vogliono ricordare la  figura, la generosità ed il sacrificio di questo figlio della nostra terra che ha saputo incarnare il “desiderio di libertà del popolo siciliano” (Santi Correnti, in “L’identità corleonese”)